Dici Michel Altieri e non puoi fare a meno di pensare alla moglie Jessica Polski. Ma l'attore italo-francese ha avuto un partner (di scena) molto più autorevole: il lìder maximo Fidel Castro con cui ha recitato in "Cuando la verdad despierta", presentato a Berlino. Diretto da Angelo Rizzo, racconta gli attentati di Luis Posada Carriles, a Cuba, nel 1997, in cui perse la vita l'italiano Fabio di Celmo, di cui Altieri veste i panni.
Michel, per lei che sogna Hollywood un film decisamente scomodo... Il film è stato rifiutato prima a Venezia e poi a Roma. Berlino l'ha voluto in esclusiva mondiale, ma ha comunque sollevato parecchie problematiche per i presunti convolgimenti dell'America negli attentati.Cosa sapeva degli attentati terroristici di Cuba prima di avere la parte? Assolutamente nulla. Nel '97, quando sono accaduti, facevo gli esami di maturità al liceo Manzoni di Milano. Mi sono documentato, ho parlato con Giustino di Celmo, il padre del ragazzo ucciso, sono rimasto a Cuba qualche settimana prima di cominciare le riprese (che si sono svolte nel dicembre 2005, quando Castro era ancora in forma, ndr). Per me si trattava di restituire a un Paese e a una famiglia l'identità di una persona: una responsabilità immensa. E' stato raccomandato per la parte? E' stata la sorte a raccomandarmi! Avevo appena vinto il premio per i nuovi volti di Hollywood nel concorso di Dennis Hopper e Anne Strasberg. Hopper era molto amico di uno dei protagonisti del film. E così io sono arrivato sul set. Dopo una processione di provini in inglese, sono stato preso.
Fidel Castro interpreta se stesso, nel momento in cui informa il Paese dell'attentato. Vi siete conosciuti sul set? Me l'hanno presentato all'Hotel Nationàl. Castro è stato cordiale, è venuto incontro al regista e a me e ci ha messo una mano sulla testa. Una mano sulla testa? Come un padre. Era sorprendente come gli attori più anziani lo adorassero. Infondeva un senso di protezione, proprio come se fosse un padre che arriva e risolve i problemi. Era mai stato a Cuba prima di allora?Mai, neppure in vacanza, ma mi ha colpito molto. I giovani non si rapportano a Castro nello stesso modo delle generazioni passate. Le nuove leve a Cuba sono aperte, ostili alla dittatura e osano lamentarsi ad alta voce. Non solo della povertà, ma anche di non poter guardare liberamente MTV. Ha avuto paura dopo questo film?Molta, anche perché da attore non avevo nessuna intenzione di prendere una posizione politica e invece sono stato etichettato come il castro-comunista. La gente mi fermava per la strade perché Fabio di Celmo è per i cubani un simbolo dell'anti-terrorismo.
Michel, per lei che sogna Hollywood un film decisamente scomodo... Il film è stato rifiutato prima a Venezia e poi a Roma. Berlino l'ha voluto in esclusiva mondiale, ma ha comunque sollevato parecchie problematiche per i presunti convolgimenti dell'America negli attentati.Cosa sapeva degli attentati terroristici di Cuba prima di avere la parte? Assolutamente nulla. Nel '97, quando sono accaduti, facevo gli esami di maturità al liceo Manzoni di Milano. Mi sono documentato, ho parlato con Giustino di Celmo, il padre del ragazzo ucciso, sono rimasto a Cuba qualche settimana prima di cominciare le riprese (che si sono svolte nel dicembre 2005, quando Castro era ancora in forma, ndr). Per me si trattava di restituire a un Paese e a una famiglia l'identità di una persona: una responsabilità immensa. E' stato raccomandato per la parte? E' stata la sorte a raccomandarmi! Avevo appena vinto il premio per i nuovi volti di Hollywood nel concorso di Dennis Hopper e Anne Strasberg. Hopper era molto amico di uno dei protagonisti del film. E così io sono arrivato sul set. Dopo una processione di provini in inglese, sono stato preso.
Fidel Castro interpreta se stesso, nel momento in cui informa il Paese dell'attentato. Vi siete conosciuti sul set? Me l'hanno presentato all'Hotel Nationàl. Castro è stato cordiale, è venuto incontro al regista e a me e ci ha messo una mano sulla testa. Una mano sulla testa? Come un padre. Era sorprendente come gli attori più anziani lo adorassero. Infondeva un senso di protezione, proprio come se fosse un padre che arriva e risolve i problemi. Era mai stato a Cuba prima di allora?Mai, neppure in vacanza, ma mi ha colpito molto. I giovani non si rapportano a Castro nello stesso modo delle generazioni passate. Le nuove leve a Cuba sono aperte, ostili alla dittatura e osano lamentarsi ad alta voce. Non solo della povertà, ma anche di non poter guardare liberamente MTV. Ha avuto paura dopo questo film?Molta, anche perché da attore non avevo nessuna intenzione di prendere una posizione politica e invece sono stato etichettato come il castro-comunista. La gente mi fermava per la strade perché Fabio di Celmo è per i cubani un simbolo dell'anti-terrorismo.
2 commenti:
Interessante post, anche perchè racconta di un film che viene volutamente ignorato dai media. La verità da sempre fastidio....
non capisco perche non ci sono link neanche della presentazione di Berlino e non ci sono link su youtube.
Non sono molto interessata a vedere come e morto fabio e bastato viverlo gia una volta.
Ma sembra che non interessa neanche ad angelo rizzo tranne che farsi pubblicita.
Publicar un comentario